DENTI
DEVITALIZZATI

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Denti Devitalizzati: un intervento ”antibiologico”

E’ argomento controverso quello della tossicità dei denti devitalizzati. Per definizione la devitalizzazione è quella pratica volta a rendere il dente non vitale attraverso l’estirpazione della polpa dalla camera del dente e dalle sue radici e, dopo l’opportuna pulizia e detersione, la chiusura con cemento e guttaperca (un isomero del caucciù). La “cura canalare” dei denti si attua allorché la carie è troppo profonda per essere trattata con la semplice otturazione o quando il dente è già necrotico oppure in caso di traumatismo con esposizione della polpa. Senza negare la semplicità di tale pratica nei casi “acuti” o indispensabili, è necessario valutare gli effetti negativi a posteriori delle devitalizzazioni. Si tratta, per definizione, di un intervento ”antibiologico” in quanto determina la permanenza di un tessuto “morto” in un organismo vivo.

Nel dettaglio….

Esistono molteplici studi, prove e test, che dimostrano come, nei denti devitalizzati, persistano batteri, funghi, endotossine che vengono poi rilevati, anche a distanza di tempo, nel corpo poiché le radici dentarie sono permeabili a questi elementi e li riversano nel circolo sanguigno e nelle fibre nervose.

Seppur accorgimenti tecnici (laser, lavaggi disinfettanti, materiali di alta qualità etc.) e grande professionalità, possono ridurre al minimo l’impatto della salute umana, è innegabile che il dente devitalizzato è un focus di per sé e le focalità (determinate soprattutto dalla necrosi e dai vecchi materiali quali arsenico e formaldeide) sono di certo un elemento di allarme in Medicina.

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I pericoli dei denti devitalizzati